Francesca Burrani “My body is not my home”
“My body is not my home” è un progetto che nasce dal desiderio di attraversare il confine sottile tra spazio fisico e spazio interiore. La casa diventa luogo di intimità e di esposizione, di protezione e vulnerabilità, specchio del corpo e delle sue metamorfosi.
Dal 2021 al 2023 (in corso) la raccolta include frammenti di vite: ritratti, audio, testi, video e oggetti appartenenti a persone incontrate nelle loro abitazioni e nella propria. In ogni immagine si riflette una relazione — tra sé e lo spazio, tra dentro e fuori, tra ciò che si mostra e ciò che resta invisibile.
Il progetto indaga temi legati alla salute mentale e alla malattia fisica, al trauma, alla sessualità, all’identità di genere e allo stigma sociale. Ogni corpo diventa archivio di esperienze, linguaggio attraverso cui emergono dolori, desideri e memorie collettive.
Francesca Burrani è un’artista visiva italiana. Dopo aver studiato illustrazione e animazione presso lo IED di Roma, sua città natale, si è trasferita a Bologna, dove attualmente vive e lavora come fotografa di scena ed eventi.
La sua ricerca fotografica indaga il legame tra il corpo umano e lo spazio domestico, inteso come luogo che conserva le tracce e le storie delle persone che lo abitano.
Valentina Etzi “Marta” e “MeMoria”
“Marta” Il progetto nasce dall’esperienza di Marta di un’ovariectomia monolaterale post tumore e si traduce in una composizione in doppia esposizione di due fotografie che raccontano il corpo e la malattia di una donna, fusi in un abbraccio oscuro e confuso. Il corpo, in cui si notano le cicatrici tipiche dell’intervento dell’ovariectomia, abbraccia la donna di spalle. La foto esprime sia la confusione che il viaggio doloroso e spesso in solitudine di chi affronta un tumore ovarico.
“MeMoria” Un close up dell’addome cicatrizzato e un gesto che indica il vuoto percepito, la perdita che comporta il tumore. I colori del blu freddo e del rosso dello slip sono vividi, teatrali, raccontano di un corpo che non e’ terreno di vittoria sul tumore, ma luogo di convivenza con la cicatrice, memoria tangibile della vulnerabilità e dell’importanza delle prevenzione. Un dialogo visivo tra perdita e presenza, tra ciò che resta e che continua a trasformarsi.
Valentina Etzi Sociologa e ricercatrice sui temi della rigenerazione urbana e dell’innovazione sociale. Studia i sistemi di Valutazione di Impatto Sociale di progetti legati allo spazio urbano in una prospettiva di genere. Dal 2018 porta avanti un percorso personale nella fotografia come forma di racconto del femminile e della sessualità’. I suoi portfolio sono presenti su Photovogue e sulla piattaforma Unsplash col nome d’arte Veemoria.
Marta Grimoldi “Ground Glass”
“Ground Glass” La cisti endometriosica nelle diagnosi è anche chiamata ciste ‘Ground Glass’ (vetro smerigliato), per come si presenta esternamente. Da quando ha scoperto di soffrire di endometriosi ha sentito il suo corpo appassire come un fiore d’autunno. Ha percepito per la prima volta il bisogno di fotografare se stessa. Attraverso l’autoritratto esprime quello che ha sentito e con gli elementi naturali crea un paesaggio interiore fatto di emozioni. Passando attraverso un vetro smerigliato la luce pone in relazione le due cose e ciò che si crea è un dialogo che racconta, in immagini, una patologia che è spesso sottovalutata poiché non visibile. Il progetto è stato scattato tra il 2021 ed il 2023.
Marta Grimoldi Diplomata presso l’Istituto Europeo di Design di Milano nel 2012 in fotografia, lavora in proprio per eventi, aziende o privati. Fa parte degli artisti emergenti della galleria d’arte milanese Young Art Hunters. Ha esposto per importanti eventi tra i quali MIA Photo Fair Milano e Imagination Paris Photo Off. Nel 2019 si avvicina all’autoritratto. Questo metodo ha dato una svolta al suo lavoro, il silenzio e la ritualità che c’è dietro ogni singolo scatto è per lei fondamentale per creare profondità nei suoi lavori.
Mattia Morelli “My map”
“My map” Come reagiscono le persone? Come cambia l’immaginazione altrui? Che rapporto s’instaura? Queste sono le domande che lo hanno spinto a rendere in opere d’arte quello che per anni è stato motivo di vergogna e d’imbarazzo. Partire da una superficie – con evidenti segni (cicatrici) – modificata da interventi chirurgici fin dalla nascita, ad arrivare con interventi artistici (pittorici, grafici) ad avere una superficie nuova e del tutto diversa. Dare agli altri la propria intimità, il dover raccontare, dare spiegazioni di quanto accaduto aiuta a far prendere consapevolezza della propria situazione. Accettare gli altri sul proprio corpo vuol dire rendersi inerti ed inermi sotto la pressione del lavoro e del segno di chi ti usa. Come fosse una seduta terapeutica si crea ogni volta un transfert che porta a considerare il risultato finale fotografico come la risultante di una vera performance.
Mattia Morelli Pugliese d’origine fin da piccolo si sposta tra Lecce, Roma, Torino e Bologna. Dopo gli studi classici, si laurea dapprima in Pittura e successivamente in Fotografia all’Accademia di Belle Arti. Espone in varie manifestazioni artistiche in Italia (Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Roma, Spoleto, Torino) e all’estero (Amsterdam, Arles, Atene, Budapest, Copenaghen, Grenoble, Los Angeles, Miami, Parigi). Collabora negli anni con il fotografo Nino Migliori, lo scultore Maurizio Mochetti e il critico d’arte Mario Dal Bello. Sue fotografie sono presenti su Artribune, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica e L’Espresso. Da ottobre 2020 è docente di grafica, fotografia e ripresa presso la scuola secondaria di secondo grado. Attualmente vive e lavora a Roma.
Anna Parisi “Tredici”
“Tredici” Un viaggio visivo e interiore tra luce e acqua, tra corpo e memoria, nato da un’esperienza personale: un intervento all’utero a quarant’anni, con tredici fibromi estratti. Ho utilizzato una fotocamera compatta subacquea per realizzare autoritratti e fotografare corpi incontrati casualmente sott’acqua. Il mare diventa specchio dell’anima, l’acqua linguaggio del dolore e della rinascita. Ogni immagine è una traccia, un frammento di vissuto che si dissolve e si ricompone. Il dettaglio si fa sacro, il corpo si trasforma in memoria. Il tempo si apre a una dimensione altra, dove non esistono conflitti. Essere donna non è dolore, ma potere, saggezza e conoscenza. È un ritorno alla Madre, che conosce i suoi cambiamenti e trova sempre un nuovo equilibrio. Progetto realizzato nell’estate del 2025.
Anna Parisi Vive tra Torino e Cagliari. Dal 2013 usa la fotografia come atto di ascolto e metamorfosi, intrecciando corpo, materia e identità. Nei suoi autoritratti il reale si dissolve nell’immaginario, tra memoria e confini invisibili. Il mentoring con Simona Ghizzoni le ha permesso di approfondire la sua ricerca fotografica. Collabora con INFN Torino, documenta rituali di danza è co-fondatrice del collettivo artistico Nucleo Abitato. Espone in mostre e festival.
Laetitia Ricci “Les cicatrices de la vie” e “Tutto è possibile a chi crede”
“Les cicatrices de la vie”Simboli per un inno alla resilienza e un omaggio a una donna, sua Mamma. Immagini di un intenso bianco e nero che ci mostrano con forza e determinazione l’importanza della forza interiore e di come il sostegno possa aiutare a superare quelle ferite che ognuno porta con sé senza che siano visibili. In tutte le opere, ha utilizzato la filosofia dell’arte giapponese del kintsugi per trasmettere un messaggio di speranza: che possiamo trasformare le nostre ferite in oro, come ce lo dimostra. Prendete cura delle vostre ferite, vi mostrano quanta strada avete fatto. Quanto la passione e l’amore dell’altro possa aiutare a sconfiggere qualsiasi sfida. Quanto la volontà di vivere sia più forte di tutto. Quanto l’esperienza porta un messaggio di introspezione per brillare di più e aiutare il prossimo nella condivisione di emozioni vere e nell’ascolto reciproco.
“Tutto è possibile a chi crede” Francia,2004. “Mia Mamma e l’esito della mammografia. La doccia fredda quando viene a conoscenza del futuro intervento. Avvisa subito il chirurgo:”Se lei trova qualcosa di brutto mi tolga pure il seno, io non voglio nessuna ricostruzione:devo essere a Settembre in Italia per il matrimonio di mia figlia”. Detto fatto. Mastectomia del seno sinistro. Francia,2023-2025. Periodo dolorosissimo nel braccio sinistro senza una diagnosi ma soltanto supposizioni. Mammografia all’unico seno rimasto e si scopre un tumore maligno.Mia Mamma ci avverte che non farà nessuna chemio ed è andata cosi:15 sedute di radioterapia! 3 operazioni a distanza di 3 mesi andando dal tunnel carpale passando dal gomito fino alla spalla li hanno fatto vivere questa esperienza come se nulla fosse successo!In sala operatoria si lamentava dei dolori al braccio non al seno. Mentre lei si faceva operare io ero vicino al mio papà tornato dalla sua seconda chemioterapia per un tumore all’intestino. Amore, passione e fede aiutano.
Laetitia Ricci, artista di origine franco-italiana trapiantata a Milano, emerge nel panorama fotografico contemporaneo con una cifra stilistica peculiare, dove il quotidiano si trasfigura in visione onirica. La sua formazione da ballerina professionista innerva il suo sguardo, conferendo alle immagini un senso di movimento e armonia intrinseci. Esplorazione il corpo e la natura, intesi come luoghi di incontro e di abbraccio. La fotografia di Ricci si fa così strumento di indagine interiore, capace di svelare la fragilità e la forza dell’esistenza.
Simona Vergano, Lorena Ratto “Luce”
“Luce” Un progetto fotografico a profonda carica simbolica che racconta la storia di Lucia, una giovane donna che ritrova il proprio corpo dopo la lotta contro il tumore al seno. Il mare, fonte di energia rinnovatrice, la sostiene, la accoglie e la trasforma: un viaggio nella delicatezza di una nuova identità in cui la protagonista prende forma tra le onde, dove le ferite diventano simboli di resilienza e di nuova luce.
Lorena Ratto e Simona Vergano, socie del Gruppo Fotografico Albese. Le loro formazioni professionali, diverse e complementari, le hanno portato a sviluppare una sensibilità condivisa verso l’ascolto dell’altro e il valore profondo del racconto. Nei loro lavori a quattro mani esplorano la fotografia non soltanto come linguaggio estetico, ma come strumento empatico capace di dare forma ai vissuti emotivi, in cui simbolismi e percezioni dialogano con il reale.
































