segni visibili, una mostra fotografica che impone uno sguardo diretto e consapevole sull’esperienza del tumore ginecologico e genitale, restituendone una rappresentazione lontana da ogni estetica consolatoria.
Qui il corpo non è metafora, è presenza, superficie che racconta.
Le immagini esposte attraversano ciò che spesso resta fuori campo nelle narrazioni dominanti: la pelle che cambia, la cicatrice, la ferita, la solitudine, ma anche l”intimità della cura e una forza che non ha bisogno di essere celebrata per esistere. In questo spazio visivo, la vulnerabilità non viene addomesticata, né trasformata in racconto edificante. Rimane complessa, irriducibile.
La mostra nasce da una consapevolezza tanto semplice quanto radicale: “se le immagini dettano le parole e le parole dettano l’immaginario allora quelle immagini devono essere mostrate.”
Uno sguardo che si sposta, dal prima al dopo, e che si trasforma. Non c’è estetizzazione o narrazione forzata, solo la possibilità di restituire complessità, presenza, fragilità.
La mostra segni visibili apre uno spazio in cui il corpo può esistere senza essere semplificato, dove la cicatrice non è simbolo, ma traccia. Dove la trasformazione non è una lezione, ma un processo.
Non a caso, le fotografie esposte sono immagini che aprono uno spazio di narrazione plurale e chiedono di essere guardate per quello che sono: reali, consapevoli, necessarie, capaci di restituire spessore, dignità e complessità all’esperienza. È la pelle a parlare, là dove le parole spesso si fermano, tacciono o deformano.
progetto ideato da
Stefania Scaradozzi
Gaia Benedetti Perinetti Casoni
Valentina Cinelli
coordinamento
Massimo Bardelli
Serena Moretti
Fabio Moretti
a cura di
Stefania Scaradozzi
Gaia Benedetti Perinetti Casoni
progetto grafico
Serena Moretti
allestimento
Comune di Sassoferrato








