Analisi della giuria: lettura dei progetti selezionati | Dr.ssa Giusi Giacomini

Analisi della giuria: lettura dei progetti selezionati | Dr.ssa Giusi Giacomini

Analisi della giuria: lettura dei progetti selezionati | Dr.ssa Giusi Giacomini 1080 1350 corpi vivi

Rendiamo disponibili le analisi a cura di ciascun componente della giuria, dedicate ai lavori scelti.
Ogni contributo nasce come lettura critica autonoma. Non è un giudizio, è un attraversamento analitico dei progetti, una riflessione sul linguaggio fotografico adottato, sulla forza espressiva delle immagini e sulla loro coerenza con il tema della call: la rappresentazione dei segni lasciati dai tumori ginecologici e dell’apparato genitale, della malattia in generale.

Pubblicare le analisi della giuria significa assumere una responsabilità culturale: rendere visibile il processo di lettura, restituire profondità al confronto, aprire uno spazio in cui fotografia, esperienza del corpo e sguardo critico possano dialogare.
Questa lettura da parte della oncologa componente della giuria mette in relazione fotografia e malattia, linguaggio visivo e vissuto clinico, contribuendo a costruire uno spazio di riflessione che supera la semplificazione narrativa e restituisce profondità all’esperienza rappresentata.

Pubblicare questa analisi significa assumere una posizione chiara: il racconto del corpo attraversato dal tumore non appartiene solo alla dimensione artistica o a quella sanitaria, ma nasce dall’incontro tra competenze, esperienze e responsabilità culturali.

Questo lavoro contribuisce a consolidare il progetto corpi vivi come piattaforma di riflessione sulla rappresentazione del corpo attraversato dalla malattia, sulla memoria dei segni e sul ruolo della fotografia contemporanea nel raccontare ciò che spesso resta invisibile.

“Ho visionato con attenzione i lavori fotografici dei partecipanti ed ho selezionato due immagini, entrambe della stessa artista. Due immagini che mi trasmettono tanto, due immagini scattate fra le mura domestiche subito dopo un intervento di asportazione di utero ed ovaie ( che deduco dalle cicatrici).
L’artista è Francesca Burrani. L’artista parla di legame tra il corpo e la casa e nello stesso tempo intitola il progetto ” il mio corpo non è la mia casa”. Cos è la casa: è il luogo in cui si decide di vivere, è il luogo in cui si torna la sera per sentirsi protetti, è il luogo in cui ci si libera della maschera per essere se stessi con le proprie vulnerabilità. E’ il luogo che il corpo dovrebbe riconoscere come sua casa. Ma in questo caso no, il corpo non si riconosce con la sua casa, almeno ancora no.

Perchè è un corpo trasformato, un corpo diverso, un corpo che la malattia ed ora l’intervento  ha modificato.
Foto scattate tra le mura domestiche nel post operatorio.

Un intervento che ha privato la donna  degli organi che l’hanno resa donna, dell’utero in cui si è formato suo figlio, delle ovaie che l’hanno resa femmina, Quel corpo mostrato ad un’altra donna, amica, madre che con tenerezza accarezza le cicatrici; un corpo osservato attraverso lo specchio di casa con i segni dell’intervento ancora coperti. Queste mani, proprie o altrui, che sono pronte a scoprire le cicatrici e che le sfiorano con tenerezza. “

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